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CESARE ANGELINI

LA VITA DI GESÙ NARRATA DA SUA MADRE



Cesare Angelini, La vita di Gesù narrata da sua madre, prefazione di Fabio Maggi, Torino, Lindau, novembre 2011.



DON ANGELINI: IL VANGELO NEI PANNI DI MARIA


Il Gesù più umano, più affettivo e più toccante, non può che essere il Gesù figlio, quello raccontato da sua madre Maria. È un’impresa difficile entrare nei pensieri della Madre di Dio, nella sua immaginazione, con il rispetto del fedele e al tempo stesso con la forza intuitiva della poesia. Ci riesce completamente Cesare Angelini, il sacerdote scrittore e grande studioso del Manzoni, nato ad Albuzzano nel 1886 e scomparso a Pavia nel 1976, in una prosa pacata e limpida, costruita con estrema cura su frasi semplici e brevi, in cui si esprime il mistero dell’incarnazione di Dio nell’uomo (La vita di Gesù narrata da sua madre, Lindau, pp. 96, euro 11). Un mistero in cui vibra tutto il creato: con una felice intuizione, Angelini fa riconoscere a Maria l’origine delle suggestive storie che Gesù adulto racconta ai suoi discepoli per spiegare il senso della legge divina, nella sua contemplazione della vita della natura, nel suo saper sentire «nella voce della tortora l’annuncio della primavera», o nella pecora che segue «la voce del pastore che conosce» un’ispirazione speciale. In ogni cosa, l’adolescente Gesù percepisce la voce di Dio. E nelle storie della gente comune, nelle loro esperienze che diventano le sue, trova il tesoro a cui attingere per il suo insegnamento: nascono così le parabole del buon pastore, del fattore che aiuta i debitori del suo padrone per salvarsi dalla povertà, del figliol prodigo. In questo modo, la vita del figlio narrata dalla madre acquista tutta la credibilità che il racconto prodotto dal pensiero umano può dare. «Io amavo e credevo» è la frase che regolarmente Maria ripete a se stessa, e ai lettori. Ogni volta che vede Gesù farsi più uomo, e procedere quindi verso la missione per cui è venuto al mondo. Anche se sa che per lei sarebbe stata come una «lama che avrebbe trapassato l’anima». Le parole dei Vangeli acquistano forza attraverso questo io narrante pieno d’amore, che riconosce nel proprio nato un amore ancora più grande, dalla nascita fino all’uscita nel mondo, come Messia tanto atteso, fino al Calvario, da cui la storia nasce, a flashback, perché, grazie alle parole della Madre, «nella redenzione nulla vada perduto». Il libro fu commissionato ad Angelini dal Gruppo Pellegrinaggi della Fiat di Torino, e pubblicato per la prima volta nel 1966 in un’edizione quasi clandestina, con il titolo di Mio figlio Gesù. Fu poi ristampato col titolo attuale (che in precedenza era il sottotitolo) da Rusconi poco prima che lo scrittore si spegnesse, nel 1976. In realtà, apparteneva all’autore da decenni prima, come rivela uno scritto finora inedito riportato nella prefazione di Fabio Maggi, sotto forma di desiderio ancora vago, ma non debole, solo trattenuto dalla paura di commettere errori irrimediabili nell’assumere il ruolo della voce narrante di Maria. In realtà, il desiderio di scrivere di Gesù finisce per coincidere nel sacerdote scrittore col desiderio di imitare il Figlio di Dio, di riconoscere sé quanto più profondamente attraverso lui.


Bianca Garavelli, “Avvenire”, 24 novembre 2011