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CESARE ANGELINI

LAUREA HONORIS CAUSA IN LETTERE
ALL’UNIVERSITÀ DI PAVIA

14 OTTOBRE 1964

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La Cerimonia

Fotografia di Luisa Bianchi


Dal verbale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pavia in data 29 aprile 1964:

«[...] LAUREA “HONORIS CAUSA” A MONS. CESARE ANGELINI

Il Preside comunica la proposta di conferire la Laurea in lettere “ad honorem” allo scrittore Mons. Cesare Angelini. Legge poi l’art. 169 del Testo Unico delle Leggi sull’istruzione superiore [...]
Ha luogo una esauriente discussione, dalla quale esce illuminatala la figura di Mons. Cesare Angelini; dopo di che la Facoltà delibera unanime che a Mons. Cesare Angelini venga conferita la Laurea in lettere “honoris causa” con la seguente motivazione:


Cesare Angelini ha sempre riconosciuto nell’incontro e nell’amicizia giovanile con Renato Serra la sollecitazione più profonda all’amore delle lettere, al culto devoto della poesia. Intrinseco del Serra e degli scrittori e critici della Voce, Angelini ha fedelmente illustrato, in tutte le sue pagine, quel gusto umanistico del leggere e quell’elegante rigore dello scrivere, appunto di ascendenza serriana, in cui felicemente si assommano il senso vigile della migliore tradizione classica e la sensibilità inquieta e inventiva delle correnti artistiche del primo Novecento.
Critico penetrante e originale dei nostri maggiori autori (da Monti a Foscolo, da Manzoni a Leopardi), prosatore di limpida e meditata ispirazione lirica, poeta in versi e saggista tra i nostri più raffinati, Cesare Angelini occupa giustamente un posto di rilievo nel quadro della cultura italiana del nostro secolo. Tenacemente legato alla sua piccola ‘patria’, ha svolto in Pavia indimenticabile magistero intellettuale e spirituale, prima come insegnante al Seminario Vescovile, e poi come liberale Rettore dell’Almo Collegio Borromeo. Intensa vita morale, fervido esercizio letterario, affettuosa cura dei giovani, rappresentano gli emblemi della riservata quanto appassionata e generosa esistenza di Angelini entro i confini della sua città, tra Naviglio e Ticino, tra case, strade e monumenti, che egli ha rievocato più volte nelle sue pagine di prosatore e di poeta, cogliendo, oltre l’immagine storica di Pavia, anche la segreta bellezza dei luoghi, i colori suggestivi della terra lombarda, il ritmo dei giorni e delle stagioni: l’ineffabile sentimento del tempo.
Per queste chiare virtù di cuore, di carattere e di intelletto, i professori della Facoltà di lettere di Pavia hanno deciso all’unanimità di conferire a Cesare Angeliini la laurea honoris causa in lettere.

Pertanto la facoltà prega il M. Rettore di voler sottoporre la seguente deliberazione all’approvazione del Ministero della P.I., incarica il preside prof.ssa Malcovati di voler concordare col M. Rettore la data e le modalità della cerimonia del conferimento».




UNA TESTIMONIANZA DI ENRICA MALCOVATI
(Allora Preside della Facoltà di Lettere)

Dal quotidiano “La Provincia Pavese”
del 21 dicembre 1986


Quando nel ’64 andai in via Luigi Porta, dove Angelini si era ritirato quando ebbe lasciato il Collegio, all’ultimo piano di palazzo Germani fiancheggiato dalla torre Belcredi, la più alta e imponente delle torri di Pavia, a comunicargli che la facoltà, della quale ero preside, aveva deliberato di conferirgli la laurea in lettere honoris causa, dopo avermi accolta con la consueta affettuosa gentilezza, appreso lo scopo della mia visita, sembrò rabbuiarsi in volto, irrigidirsi, e con fermezza dichiarò la sua «indegnità». Invano cercai di persuaderlo: mi colmò di gentilezze e mi lasciò andar via sconcertata.
Mi consultai con l’amico Beonio [Vittorio Beonio Brocchieri, ndr] — amico mio e dei miei fratelli, amicissimo di Angelini — che mi aveva prima incoraggiata a fare la proposta alla facoltà: e Beonio, risoluto, «insisti», mi disse, «accetterà, gli fa piacere».
Insistei ed ebbi partita vinta: ma quale resistenza abbia trovato risulta da tre deliziose lettere sue pubblicate nell’epistolario I doni della vita, magistralmente edito con note preziose dal borromaico Angelo Stella (lettere n. 313, 314, 322).
[...]
Si comprende come trepidante io lo attesi, il giorno fissato per la cerimonia, sulla soglia dell’Aula Volta gremita di pubblico, per timore che davvero non si presentasse. Gli avevo telefonato che saremmo andati a prenderlo in macchina: mi aveva risposto che preferiva venire da solo a piedi.
Arrivò a piccoli passi, col cappello calato sulla fronte, con aria di mestizia. Ma quando, seduto tra il rettore De Caro e me, sentì prima la elogiativa presentazione del rettore e poi da me la lettura della nutrita motivazione e il mio commento, arrossì e gli occhi gli sfavillarono; e il discorsetto di ringraziamento ch’egli poi fece, fu un piccolo capolavoro.


***

UNA LETTERA A ENRICA MALCOVATI

Pavia, 7 sett. ’64


Gentilissima Signorina,

dirle, anzi ripeterle, tutta la mia gratitudine per l’alto onore che lei e la Facoltà di Lettere volevano conferirmi, e quest’anno mi vorranno conferire nel mese di ottobre, è sentimento di ogni giorno. (E penso alla gioia che ne avrebbe avuto suo fratello Pietro, al quale mi legava un tenerissimo affetto.)
Ma io mi permetto di farle una preghiera, nella fiducia, anzi nella certezza d’essere esaudito. Vorrei cioè che il conferimento del nobilissimo titolo avvenisse in un giorno qualunque, “senza cerimonia pubblica”. Lo creda, signorina, non saprei sostenerla.
Ora io non voglio darle nessun suggerimento: ma amerei che quel foglio d’onore mi venisse consegnato, poniamo, nello Studio del Rettore Magnifico, presente la Preside, lei: e saremmo già in tre.
Le bellezza del generoso conferimento (del quale mi sento sempre così poco degno) io la vedo nella sua stessa sostanza; e il pudore di cui vorrei fosse circondato, non lo sottovaluta ma anzi l’aumenta ed esalta.
Signorina, io mio rivolgo a lei come alla Preside della Facoltà che ha l’autorità di far che la cosa avvenga in un modo piuttosto che in un altro; ma mi rivolgo anche alla buona Amica, perché voglia risparmiarmi un imbarazzo che, le ripeto, non saprei sostenere e, forse, mi impedirebbe addirittura di presentarmi.
Con stima e fiducia d’essere compreso mi creda

Suo dev.mo e obblig.mo Angelini


[da C. Angelini, I doni della vita. Lettere 1913-1976, a cura di Angelo Stella e Anna Modena, Milano, Rusconi, 1985, pp. 438-439.]