CESARE ANGELINI

LUNA SUL BORROMEO

In Cesare Angelini, Viaggio in Pavia,
Fusi, Pavia, 1976

***


Il cortile dell’Almo Collegio Borromeo, 1955


La luna che ama i boschi, qualche volta scambia il fitto intercolunnio di questo Borromeo per strani tronchi d’alberi. È successo anche l’altra notte.
Dal punto dove mi trovavo, io non vedevo la luna ma ne misuravo i passi in cielo, sul tempo e sul modo come il suo lume via via giungeva sulle colonne e ne rimoveva, per così dire, le ombre, cacciandole contro il muro; sì che esse, le ombre, parevano potenti colonne, e le colonne, vanificate e fatte trasparenti, le fragili spoglie.
Quando le ebbe tutte scoperte e alleggerite e quasi preparate a un rito, apparve in mezzo al cielo, alta e beata, tutta pendendo sul quadrato del cortile rapito fuori dal tempo; e il gran palazzo, persa la sua saldezza geometrica e il suo peso e volume, stava sospeso in un incantamento pieno d’aspettazione. Il silenzio era il linguaggio della luna.
Poi, parve che le colonne in coro, come un aereo cembalo, intonassero un cantico; e il cortile, sollevato nel canto, simile a un prato di ninfe danzanti. La luna ne menava la danza. 
E pensavo che i castelli incantati, descritti nei poemi cinquecenteschi, altro non erano che questi luminosi palazzi sorti in epoche di rinascimento dalla divertita fantasia di cardinali e di papi umanisti per orchestrare lo spazio.