Scrittore e critico lombardo, è finissimo descrittore di paesaggi, evocatore di stati d’animo d’una religiosità resa idillica da una contemplazione assidua e meravigliata della natura.
Il suo interesse e la validità di scrittore consistono nell’eleganza sottile e precisa del suo stile, nella sua parola ammorbidita e pure intensa, nella grazia con cui sa precisare sentimenti, notazioni d’ambiente e di paese estremamente labili e ardui a essere fissati senza che se ne perda il delicato sapore.
Angelini è pure critico acuto e sicuro, di un gusto attento e vivace e le sue opere sul Manzoni e su alcuni poeti del Novecento hanno un importante posto nella critica letteraria contemporanea.
Giorgio Bárberi Squarotti
(dal Grande dizionario enciclopedico, Utet)
Nell’Opera angeliniana, accanto all’assidua e amorosa lettura del Manzoni (con Capitoli sul Manzoni vecchi e nuovi, Mondadori, 1966, Angelini, nel 1968, vince la prima edizione del Premio “Emilio Cecchi”), si collocano studi riguardanti Leopardi, Foscolo e Monti, e autori del ’900, sui quali pubblica pagine di esemplare finezza.
Partecipa alle riviste “La Romagna”, “La Voce” di De Robertis, “Il Convegno”, “La Festa”, “La Fiera Letteraria”, “Pègaso”, “Pan”, “Nuova Antologia”. Fonda e dirige la rivista letteraria “Saggi di Umanismo Cristiano” (1946-1955), edita dall’Almo Collegio Borromeo di Pavia.
Firma elzeviri per “Il Popolo Veneto”, “La Gazzetta del Popolo”, “Il Resto del Carlino” e il “Corriere della Sera”. Tra gli scritti religiosi, la cura, per Einaudi, del commento a I Vangeli, e delle traduzioni (e dei commenti) agli Atti degli Apostoli, all’Apocalisse, a Il Cantico dei Cantici.