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CESARE ANGELINI

DAL NIPOTE DON PIERO ANGELINI,
A VILLAREGGIO (PAVIA)


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Ottobre 1963. Una suggestiva fotografia di Cesare Angelini, nell’orto dietro la chiesa di Villareggio (Pavia), in visita al nipote don Piero Angelini, che era parrocco del piccolo borgo del pavese.


Così don Piero Angelini, nel 1978, ricordando lo zio:

«[...] Lo zio veniva abbastanza frequente, ultimamente, a trovarmi qui in questo paesino, Villareggio, e veniva volentieri perché lui era un uomo di campagna e volentieri tornava alla campagna. Non so perché, gli è sempre piaciuto questo paesino, che lui chiamava la Villa regis, la villa del re. E quando, nel ’47, sono stato nominato parroco, ha avvertito subito le sorelle e Rita [la nipote, ndr], e dice: “Don Piero è diventato parroco di Villareggio, una parrocchia di 152 anime, non gli poteva capitare cosa più bella, più simpatica”.
Quando veniva qui, prima cosa era entrare in chiesa e salutare il Signore, poi usciva, guardava la campagna tutta intorno, faceva il suo giretto, nell’orto, nel giardino che circonda la casa e la chiesa, e poi facevamo colazione, come diceva lui, “spezzare il pane insieme”, ed era contento, era felice, di trovarsi qui insieme al suo nipote sacerdote, lui pure, io piccolo sacerdote, lui grande sacerdote; era contento.
E una volta, anche ha provato a fare per una mattina, il giorno dell’Assunta, a fare il parroco, giusto una mattina, di Villareggio, e mi ha scritto la sua predica, che io adesso ricordo; ma bisognerebbe leggerla. Una bella predica, che parla dell’Assunta, regina del Cielo, una predica corta ma stupenda, come del resto tutte le cose che scriveva Cesare Angelini avevano questo tono poetico e stupendo».



UNA LETTERA DI CESARE ANGELINI A DON PIERO ANGELINI




Autografo della lettera

Archivio “Cesare Angelini”, Pavia


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TRASCRIZIONE


[Pavia], 16 agosto 54


Caro don Piero,

ieri sono stato alla tua parrocchia, a dir messa, puntuale alle otto. Una messa1 all’aperto. Spalancata la porta maggiore, mi pareva che vi partecipassero anche quelli che passavano per la strada coi sacri arnesi del lavoro in spalla; e vi partecipassero anche i piccioni, che volavano e svolavano tubando, non turbando. Un po’ di donne, un po’ di uomini, un po’ di strillanti bambini. Ti racconterò il mio Vangelo, intonato naturalmente alla Assunta.
«Voi sapete che abitate in una villa regale: Villareggio, Villa regis, la villa del re, che aveva la capitale in Pavia. Ora non ci sono più i re, tutti morti. Però c’è ancora una regina, viva, bella, che oggi è andata in Cielo a farsi incoronare: regina sanctorum omnium, come l’invocate nelle litanie. Se oggi direte le litanie e la invocherete regina, la vostra parrocchia, il vostro paese, sarà la villa della regina, e potrà continuare a chiamarsi Villareggio. Se no, perde questo nome che è un titolo».
Insomma, me la sono cavata, senza parlare del comunismo.
Tuo padre2 non c’era. È andato ad Albuzzano a celebrare la seconda sagra, e a provare un abito nuovo. Buone speranze, dunque. C’era la Pina3, un’autentica parrochessa, mi pare.
Argo4 mi è corso incontro mentre entravo nel cortile. Poi, s’è ritirato mortificato. Ha capito che non ero Ulisse, e non tornavo da nessuna guerra. Due campanette sul campanile: quante bastano ad avvertire, senza seccare. Un luoghicciolo ideale, l’ultimo capitolo di una storia dell’Arcadia. Da viverci tutta una lunga vita, in compagnia dell’Odissea e dei Promessi Sposi.
E tu? Penso che tra la Rita5 e la Lina6, e la loro cucina e l’aria fina, e la Valsolda vicina, i giorni trascoreranno brevi e leggeri e vicino alla fine.
Coi saluti alla bella compagnia,

Tuo [...]7


1. Il giorno dell’Assunta 1954. Angelini sostituisce per la Messa festiva il nipote, assente per un breve periodo di riposo.
2. Carlo Angelini, fratello di Cesare Angelini.
3. Pina (Giuseppina) Angelini, altra nipote di Angelini, sorella di don Piero, con il quale viveva.
4. Il cane di don Piero, che Angelini cita con il cane omerico.
5. Rita (Margherita) Angelini, nipote di Angelini e sorella di don Piero.
6. Amica di Rita.
7. Con i parenti Angelini era solito firmarsi non con il nome, ma con affettuosi simboli.