Frasi autografe a matita di Cesare Angelini dal suo Breviario, con la grafia faticosa dei suoi ultimi momenti, che richiamano le atmosfere del paese natale, Albuzzano.
archivio privato
2 agosto 1886
Cesare Angelini nasce ad Albuzzano (Pavia), da Giovanni Battista Angelini e Maria Maddalena Bozzini, contadini. È il sesto figlio dopo Maria, Giuseppe, Domenico (il fratello «non conosciuto», morto all’età di un anno), Carlo e Gina. Giuseppe diviene sacerdote, Maria e Gina aiutano la famiglia nell’economia domestica, Carlo si sposa con Maria Cattaneo e, padre di dieci figli, continua la tradizione contadina in Albuzzano.
ottobre 1910
si reca a Cesena, in Seminario Vescovile, dove rimane per cinque anni come professore d’italiano. Conosce e frequenta quasi quotidianamente Renato Serra.
estate 1919
in missione in Albania può accostare la realtà spirituale musulmana propria a quei luoghi, e «con l’aiuto del Muftì impara a leggere il Corano in chiave ecumenica». Ne scrive in alcune delle sue pagine più belle, Mi ricordo di Alì.
ottobre 1919
concluse le ostilità e congedato, torna a Pavia. Insegna nel Seminario Vescovile, dimorando nel pavese in quel di Torre d’Isola, dove il fratello è parroco.
11 maggio 1968
a Bolsena gli viene conferita la prima edizione del premio «Emilio Cecchi» riservato alla critica, premiando il volume angeliniano, Capitoli sul Manzoni vecchi e nuovi, Mondadori, 1966.