NOTIZIA
Cesare Angelini in collegio con il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi Fotografia di Guglielmo Chiolini
| Da AA.VV., Il mondo di Cesare Angelini, a cura di Gianni Mussini e Vanni Scheiwiller, con un saggio introduttivo di Angelo Stella, Milano, Banca Popolare di Milano e Libri Scheiwiller, 1997. |
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L’Almo Collegio Borromeo di Pavia, fondato nel 1564, è tra i più antichi collegi universitari d’Italia; Angelini ne è rettore dal 15 ottobre 1939 al 15 ottobre 1961. Anni nei quali il Borromeo è un cenacolo di cultura. Angelini, per conferenze, invita amici poeti e letterati. In un opuscolo del 1954, “Questo Borromeo”, stampato a cura del Collegio, leggiamo: «Il Collegio [...] promuove ogni anno cicli di conferenze prevalentemente letterarie, dando l’opportunità agli alunni di vedere e sentire alte personalità del sapere e dell’arte. Così abbiamo visto passare tra noi uomini come F.T. Marinetti, Silvio D’Amico, Giovanni Papini, Antonio Baldini, P. Tacchi-Venturi, Riccardo Bacchelli, Eugenio Montale, Luigi Russo, Vincenzo Errante, Francesco Messina, Carlo Linati, Carlo Bo, T. Gallarati Scotti, Francesco Flora, Pietro Rondoni, Alfredo Schiaffini, Piero Bargellini, Beonio-Brocchieri, Ireneo Sanesi, Giuseppe Ungaretti, Rosti e Guicciardi, Salvatore Quasimodo, Carlo Arturo Iemolo, Manara Valgimigli; Mario Fubini, Dante Isella, Giovanni Polvani, Aldo Carpi, Tristano Bolelli, Francesco Carnelutti; [aggiungiamo, tra gli ospiti, negli anni ’50, Paolo De Benedetti, Emanuele Severino e Franco Alessio alunni del collegio, Ardengo Soffici, Giuseppe Prezzolini, Gianfranco Contini, Vanni Scheiwiller, ndr]: tutti poeti, alla fine, o gente che crea ciò che rimane ad aumentare per sempre la nostra gioia di vivere».
Dal 1946 al 1955, il Collegio pubblica, a scadenza trimestrale, la rivista di letteratura “Saggi di Umanismo Cristiano”, quaderni dell’Almo Collegio Borromeo, diretta da Angelini (sebbene si citi come il «segretario di redazione»).
CESARE ANGELINI
PIAZZA BORROMEO
In Cesare Angelini, Viaggio in Pavia,Fusi, Pavia, 1976
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Piazza Borromeo, anni ’50 Fotografia di Guglielmo Chiolini
| Da AA.VV., IV Centenario del Collegio Borromeo di Pavia, Milano, Alfieri & Lacroix, 1961. |
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Arrivarci sul far della sera — queste sere d’aprile — quando in cielo l’ultimo oro del sole caduto nei boschi si mescola col vago della luna che non è sorta ancora ma la senti frusciare dietro le siepi degli orti della periferia, ti trovi come dentro un quadro antico. Di quella epoca, dico; quando il gran palagio sorse tra splendori di rinascimento e prime magnificenze barocche, e fu la casa più bella della città. In quel lume sognante, direi in quella alchimia leornadesca, il palagio è tutto un blocco d’avorio: volto a tramonto, il giorno viene a morirgli sul frontone.
Poi, l’incantamento a poco a poco si scioglie, e l’occhio svaria tra le case che chiudono la piazza creando una conversazione di stili: una torre del duecento che assurge, intatta e rossa, fino alle nuvole come un proclama di potenza e di gloria; una casa del trecento che sta come una massa d’ombra, rarefatta da finestrelle ogivali e avanzi di affreschi appassiti; un’altra casa barocca, autorevole e armoniosa, con tinta d’oro svanito; e, che respira sul fiume, una casa ottocento, tempo di Ugo Foscolo e delle sue lezioni a Pavia. Sorte in epoche differenti, non turbano la solitudine del gran palagio, anzi fanno quadro con esso.
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Facciata e portonedell’Almo Collegio Borromeo, anni ’50 Fotografia di Guglielmo Chiolini
| Da AA.VV., IV Centenario del Collegio Borromeo di Pavia, Milano, Alfieri & Lacroix, 1961. |
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Allora, dietro l’austero portone, s’indovina la sua ampiezza sonora, i portici e i loggiati dove le colonne abbinate s’inseguono come le rime baciate nei poemi, il salone frescato con vaghezze d’aurore rapprese, la veduta ariostesca sul prato con ampio gioco d’aria e blandimento di fontana e la solenne scalea da cui sale la sera violetta. (E un giorno vi salivano, alunni, Contardo Ferrini e Carlo Forlanini).
In tanta suggestione ed elevazione, solo che si dica un nome — Borromeo — si ravvivano antiche condizioni di vita e aspetti insigni di memorie e costumi e privilegi aboliti: tutto un denso passato. E se, cauto, sali la gradinata, ti par d’essere assunto nel corteo dei civilissimi uomini che da quattro secoli qui si preparano a migliorare il mondo con gli alti studi e le lodevoli opere.
Palazzo come civiltà.
CESARE ANGELINI
QUESTO BORROMEO
In Cesare Angelini, Viaggio in Pavia,Fusi, Pavia, 1976
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Cortiledell’Almo Collegio Borromeo, anni ’50 Fotografia di Guglielmo Chiolini
| Da AA.VV., IV Centenario del Collegio Borromeo di Pavia, Milano, Alfieri & Lacroix, 1961. |
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...Come quella signora di Basilea che il mattino del 5 giugno 1940, affacciatasi alla porta che dà sul cortile, improvvisamente intimidita da non so che umanistica aura di Rinascimento, un poco ritraendosi disse: «Mi pare che per entrare qui bisogna sapere il latino».
Forse, quella signora non sapeva di dire una cosa molto bella, d’una bellezza un po’ segreta; e forse non fu mai data del Borromeo un’interpretazione più suggestiva. Era il cantico delle cento colonne abbinate che quel mattino fiorivano l’aria: era la sinfonia dei cento archi a tutto tondo che orchestravano lo spazio; era la perfetta perfezione del cortile quadrato che par fatto apposta per incorniciare l’azzurro. E non aveva ancora visto il salone degli affreschi, la sala Bianca, la sala della musica, e l’altre sale, la fontana del Richini e il parco e il prato dov’è spesso un’aria stupefatta come fosse appena finita la rappresentazione dell’Aminta o del Pastor fido.
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Porticatodell’Almo Collegio Borromeo, anni ’50 Fotografia di Guglielmo Chiolini
| Da AA.VV., IV Centenario del Collegio Borromeo di Pavia, Milano, Alfieri & Lacroix, 1961. |
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Insomma, questo Borromeo è, prima di tutto, una bella cosa, una bella casa. E se le case, come ha detto un poeta, sono i mobili più belli della città, il Borromeo rischia d’essere uno dei più bei mobili di Pavia.
Ne parla il Vasari nelle Vite, quando racconta del Pellegrini, che ne fu l’architetto e vi sfogò tutti i suoi fantasmi michelangioleschi portati da Roma. Dice che «nel 1564, in Pavia, il Pellegrino ha dato principio per il Cardinal Borromeo a un palazzo per la Sapienza». Per la Sapienza: quasi un domicilio del sapere. Parole che intimidiscon non meno di quel lume d’infule e di tiare che ci investe fin dalle sue prime origini. Era l’anno che il giovine Tasso capitò a Pavia in cerca di notizie sui crociati per la Gerusalemme liberata. E ne parla il Montaigne nel Viaggio in Italia, del 1581, che il Collegio aveva appena cominciato a funzionare. Ne parla il Manzoni nel capitolo 22 dei Promessi Sposi, narrando la vita di Federigo che ci entra così gloriosamente da farne quasi il romanzo borromaico.
Vedete con quali nomi e sotto quali auspici nasce e cresce questo Borromeo: una bella cosa, una bella casa, sotto un umanissimo stemma: Humilitas, la virtù che ci resta quando tutto l’altro è perduto.
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Facciata dell’Almo Collegio Borromeoverso il giardino, anni ’50 Fotografia di Guglielmo Chiolini
| Da AA.VV., IV Centenario del Collegio Borromeo di Pavia, Milano, Alfieri & Lacroix, 1961. |
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Tucidide proponeva che i nomi dei cittadini che avevano in qualche modo ornata Atene, fossero scritti nel Pritanéo, il luogo alto dove si mantenevano a spese dello Stato coloro che avevano benemeritato della Città. Perso da qualche millennio l’appuntamento col Pritanéo, diremo soltanto che per aver regalata a Pavia una bella casa, San Carlo si è meritato il diploma di «pavesità». La casa dei quattrocento anni! Non sempre hanno vita così lunga i regni e gli imperi, spesso travolti dall’inesorabile volgere degli avvenimenti e dei secoli; e i secoli viceversa, passano su questo Borromeo gettandovi splendore e lume di giovinezza.
ALCUNE FOTOGRAFIE DI ANGELINI
ALL’ALMO COLLEGIO BORROMEO
Un’ampia galleria fotografica di Cesare Angelini in Collegio: nella piazza, nel colonnato, nel suo studio, in giardino, in bicicletta...; con Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti, Giulio Bariola, Giuseppe Prezzolini, Vittorio Beonio Brocchieri, Francesco Messina; con i suo affezionatissimi studenti.
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Angelini nel suo studio fine anni ’40 Fotografia di Giacinto Perosino |
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Angelini con la penna d’oca, nel suo studio Fotografia di Luisa Bianchi |
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Angelini nel suo studio, 1958 Fotografia di Luisa Bianchi |
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Angelini in letturaalla «finestra dei gelsomini», 1958 Fotografia di Luisa Bianchi |
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| Giuseppe Ungaretti, Giulio Bariolae Carlo Anceschi, fine anni ’40 |
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Vittorio Beonio Brocchieri,Giuseppe Prezzolinie Angelini nel cortile, 1957 Fotografia di Giuseppe Buniva |
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Angelini nel colonnato Fotografia di Sandro Rizzi
| Da AA.VV., Il mondo di Cesare Angelini, a cura di Gianni Mussini e Vanni Scheiwiller, con un saggio introduttivo di Angelo Stella, Milano, Banca Popolare di Milano e Libri Scheiwiller, 1997. |
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| Angelini nel giardino presso la fontana del Richini |
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Angelini nel giardino, 1957 Fotografia di Luisa Bianchi |
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Angelini nel giardino, 1957 Fotografia di Luisa Bianchi |
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Angelini nel giardino Fotografia di Giannessi |
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Angelini in bicicletta Fotografia di Luisa Bianchi |
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| Angelini con Eugenio Montale nel giardino, fine anni ’40 |
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| Francesco Messina con Angelini nel giardino |
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| Angelini tra Francesco,Bianca e Paola Messina nel giardino |
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| Angelini in giardino con alcuni studenti, maggio 1958 |
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| Angelini con alcuni studenti, 1961,che preparano la barca per la traversata da Pavia ad Oxford |
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| Angelini con Enzo Fabiani davanti al portone del Borromeo |
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| Angelini con Enzo Fabiani davanti al portone del Borromeo |
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| Angelini con Enzo Fabiani in una sala del Collegio |
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Angelini in piazza Borromeo Fotografia di Giuseppe Buniva |
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VEDI ANCHE
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ANGELINI SCRIVE DI SE
NELL’«ELENCO DEI RETTORI» DEL COLLEGIO
Da AA.VV., I quattro secoli del Collegio Borromeo di Pavia,
Milano, Alfieri e Lacroix, 1961, p. 227
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[...] 48. DON CESARE ANGELINI: 15 ottobre 1939 - 15 ottobre 1961. Il 10 novembre 1939 con le sue mani piantò in mezzo al giardino una piccola pianta (pinus argentea), che nel giro di 22 anni crebbe armoniosamente.
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Cesare Angelini accantoal pinus argentea, 1961 Fotografia di Luisa Bianchi |
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ALCUNE TESTIMONIANZE
DEL RETTORATO ANGELINIANO
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NEL RICORDO DI CESARE ANGELINI
L’Almo Collegio Borromeo ricorda con cara memoria l’illustre rettore.
Tra le iniziative:
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L’Associazione Alunni Almo Collegio Borromeo cura un “Fondo Angelini” al fine di erogare borse di studio in favore degli studenti più bisognosi.
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Nel dicembre 1976 l’Associazione Alunni Almo Collegio Borromeo pubblica il volume commemorativo: AA.VV., Cesare Angelini e il Borromeo, a cura di Mario Pisani, con alcuni scritti di Cesare Angelini, Associazione Alunni Almo Collegio Borromeo presso Tipografia Commerciale Pavese, Pavia, 1976.
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Negli anni ’70 e ’80 partecipa alla pubblicazione dell’epistolario angeliniano: Cesare Angelini, I doni della vita. Lettere 1913-1976, a cura di Angelo Stella e Anna Modena, Rusconi, Milano, 1985.
La lapide-ricordo che ha trovato opportuna collocazione nel “portico dell’amicizia”, 7 maggio 1978. |
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